lunedì 4 giugno 2012

Dichiarazione dei Principi della Coordenação Anarquista Brasileira (CAB)



Cos'è la CAB?

La Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) è uno spazio organizzativo costituito nel 2012 il quale intende coordinare organizzazioni anarchiche nazionali e gruppi che agiscono sulla base dei principi e della strategia dell'anarchismo specifista. La CAB nasce a conclusione di un processo organizzativo durato 10 anni, iniziato nel 2002 con il Fórum do Anarquismo Organizado (FAO). Nell'ultimo decennio questo processo ha fatto dei progressi in termini politico-ideologici ed in relazione ai lavoratori nei movimenti popolari. La fondazione della CAB segna dunque il passaggio dal forum ad un coordinamento nazionale, a dimostrazione di un miglioramento in termini organizzativi e nel sostanziare le basi per progredire verso un'organizzazione anarchica brasiliana.

Il nostro concetto organizzativo di anarchismo

Tutti i gruppi e le organizzazioni della CAB, come pure tutti coloro interessati a farne parte, devono condividere, difendere ed applicare la seguente concezione dell'anarchismo, da noi ritenuta il minimo necessario per iniziare progetti unitari. L'anarchismo a cui si richiama la CAB è definito dai seguenti principi politico-ideologici e da una strategia complessiva.

Principi politici ed ideologici

Comprendere, difendere ed implementare :

a) L'anarchismo in quanto ideologia e, dunque, quale sistema di idee, motivazioni ed aspirazioni che necessariamente hanno una connessione con l'azione verso la trasformazione sociale in quanto pratica politica.

b) Un anarchismo in permanente contatto con la lotta di classe dei movimenti sociali contemporanei, che funziona quale strumento di lotta e non quale pura filosofia oppure relegato in piccoli, isolati gruppi settari.

c) Un concetto di classe inclusivo di tutte le componenenti degli sfruttati, dei dominati e degli oppressi nella nostra società.

d) La necessità di un anarchismo che riprenda il suo protagonismo sociale nella ricerca degli spazi migliori in cui esprimersi.

e) La rivoluzione sociale ed il socialismo libertario quali obiettivi di fondo.

f) L'organizzazione quale funzione essenziale ed alternativa all'individualismo ed allo spontaneismo.

g) L'organizzazione anarchica di specifico quale fattore indispensabile per l'intervento nella più svariate manifestazioni della lotta di classe. Vale a dire, la separazione tra il livello politico (quello dell'organizzazione anarchica di specifico) ed il livello sociale (quello dei movimenti sociali, dei sindacati, ecc.).

h) L'organizzazione anarchica quale organizzazione della minoranza agente, ben differente dall'avanguardia autoritaria nel non considerarsi superiore alle organizzazioni di massa del livello sociale. Il livello politico è complementare al livello sociale e viceversa.

i) L'attività principale dell'organizzazione anarchica quale intervento/inserimento sociale nelle manifestazioni della lotta popolare.

j) L'etica quale pilastro fondamentale dell'organizzazione anarchica e come guida di tutta la sua attività.

k) La necessità della propaganda, e la sua diffusione in terreni fertili.

l) La logica dei cerchi concentrici nell'azione, dando corpo ad una forma organizzativa in cui l'impegno sia direttamente associato con il potere deliberativo. Parimenti, un'organizzazione in grado di offrire un'efficace interazione con i movimenti popolari.

m) Chiari criteri di adesione all'organizzazione e posizioni ben definite per tutti coloro che intendono dare una mano (livello dei simpatizzanti/collaboratori).

n) L'autogestione ed il federalismo per il processo decisionale e per le sue necessarie articolazioni, impiegando la democrazia diretta.

o) La ricerca continua del consenso interno ma, nel caso non avesse esito, ricorrere al voto quale metodo per il processo decisionale.

p) Agire sulla base dell'unità teorica, ideologica e programmatica (strategico/pratica). L'organizzazione costruisce collettivamente una linea teorica ed ideologica e, allo stesso modo, determina e segue rigorosamente i percorsi definiti, tutti impegnati a tenere la rotta nella stessa direzione, verso gli obiettivi stabiliti.

q) L'impegno militante e la responsabilità collettiva. Un'organizzazione con militanti responsabili, che non perdoni nè la mancanza di impegno nè l'irresponsabilità. Similarmente, la difesa di un modello in cui i militanti siano responsabili per l'organizzazione, come pure l'organizzazione sia responsabile per i militanti.

r) I militanti dell'organizzazione devono, necessariamente, essere inseriti nell'intervento sociale, come pure essere impegnati in attività interne all'organizzazione (segreterie, ecc...).

Strategia Generale

La strategia generale dell'anarchismo che avochiamo è fondata sui movimenti popolari, nelle loro organizzazioni, come accumulazione di forza, e nell'applicazione di forme avanzate di lotta, allo scopo di guadagnare la rivoluzione ed il socialismo libertario. Un processo che si esplica in congiunzione con l'organizzazione anarchica di specifico la quale, funzionando come strumento/motore, agisce con i movimenti popolari e favorisce le condizioni per la trasformazione. Questi 2 livelli (quello dei movimenti popolari e quello dell'organizzazione anarchica) possono trovare un terzo complemento, quello della tendenza, che si aggiunge quale settore simile ai movimenti popolari.

Questa strategia, dunque, punta a creare ed a partecipare ai movimenti popolari agendo al loro interno con certe concezioni metodologiche e programmatiche, così che essi possano tendere verso un obiettivo di tipo finalistico, che viene consolidato nella costruzione della nuova società.

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

http://www.vermelhoenegro.net/

http://www.fdca.it/



venerdì 1 giugno 2012

Terremoto: nessuna pietà per chi muore sul lavoro


 
Nessuna pietà per chi muore sul lavoro, attori di uno show infinito che li vuole al proprio posto, lavoratori sempre sotto comando, sotto ricatto, con la paura addosso di finire ad ingrossare quel mare di precariato al quale si tenta di sottrarsi, ad ingrossare le fila di un esercito di riserva dove regna la guerra tra poveri e dove si intravede tenue,solamente il riemergere della solidarietà di classe.
Morti sotto le macerie di capannoni crollati dal terremoto emiliano, un terremoto violento come la legislazione e la destrutturazione del lavoro, violento come è violento il ricatto dell'occupazione, operai costretti a lavorare, chi per forza, chi perché ha da tempo assunto il proprio ruolo come sacrificale in una società castale, in cui ogni essere umano non può varcare la soglia della propria situazione sociale, indigeni ed immigrati, caduti sotto il peso dei tetti delle fabbriche emiliane sbriciolate dal terremoto e dalla cultura classista del potere.
Nessuno ha pensato di sospendere le lavorazioni, di verificare lo stato di agibilità dei luoghi di lavoro, tutto si può fermare di fronte alla violenza di un sisma distruttivo, si chiudono le scuole, gli uffici pubblici, si creano zone rosse che impediscono il rientro nelle proprie case a miglia di persone che vengono ospitate in tende o in zone distanti dai luoghi della tragedia, perfino ai detenuti viene concessa una tregua, come successo a quelli del carcere di Ferrara, solo i lavoratori non possono lasciare il loro posto sotto tetti traballanti, in nome del profitto e del dovere vengono sacrificati da una cultura che li vuole sempre più subalterni all'impresa.
Il rientro al lavoro di questi operai d'altronde è obbligato dalla mancanza di coscienza generale rispetto ai lavoratori stessi, ridotti a merce tra le merci perdono, fino a renderlo invisibile quel tratto umano che viene riconosciuto ad altri soggetti, confondendosi tra le vittime del terremoto.
La morte di questi lavoratori non si può imputare al solo terremoto, è il cedimento dei fabbricati che si deve imputare al sisma, ma quei fabbricati in questi giorni di terrore dovevano restare vuoti, come sono restate vuote case e scuole, non si possono transennare di rosso i vecchi borghi pericolanti e continuare ad occupare operai in edifici traballanti.
Una disgrazia che sa di crimine, quando agli operai viene impedito di trovare la via alla propria sopravvivenza e la propria incolumità è in pericolo serve una forte denuncia, anche culturale, perché non si può avere sotto le macerie del terremoto le macchine e gli esseri umani che le devono condurre, sempre di più questa tragedia si sta delineando sullo scenario dello sfruttamento e della subalternità operaia offesa dall'egemonia del profitto capitalistico.

30 maggio 2012
Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici
http://www.fdca.it/