mercoledì 6 febbraio 2008

UN FASCISTA MORTO RIMANE PUR SEMPRE UN FASCISTA





Il 10 febbraio lo Stato italiano celebra il "Giorno del Ricordo "in memoria della tragedia degli italiani di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra" (legge 30, marzo 2004, n.92).



Il mito delle foibe è stato creato ad arte per mettere sullo stesso piano la violenza fascista e quella antifascista. Lo Stato italiano, con la complicità dell’estrema destra, utilizza il revisionismo fascista per creare deimartiri in modo da poter nascondere i propri crimini. Negando la propria responsabilità nell’olocausto, nel massacro di interi paesi, in stupri e torture in Italia e nei nostri territori occupati, cerca di far apparire le reazioni armate contro i fascisticome violenze ingiustificate commesse da spietati criminali e banditi. Secondo questa logica le azioni contro gli squadristi, i collaborazionisti e chi, italiano, aveva approfittato dell’occupazione dell’Istria per i suoi interessi, diventa un generico odio anti-italiano e la foiba diventa il simbolo di uno sterminio etnico da parte della popolazione slava. Si nascondono i motivi della violenza liberatoria di chi per anni aveva subito indescrivibili soprusi e si modificano i numeri di questi fatti, trasformando la stima realistica e verificata di centinaia di morti in fantasiose ipotesi di centinaia di migliaia di vittime.



L’occupazione fascista in Jugoslavia,specialmente nelle province del Litorale e dell’Istria impose già dagli anni ’20 la cultura e la lingua italiana, chiudendo le scuole slovene e croate, distruggendo 400 sedi e associazioni culturali, escludendo dagli impieghi pubblici gli slavi e sequestrando migliaia di terreni agricoli, affidandoli agli italiani. Tra il 1940 e il 1945 ci furono 45.000 morti tra sloveni e croati e italiani antifascisti, di cui molti gettati nelle foibe, 95.460 arrestati ed internati nei campi di concentramento che furono 113 in Italia, 15 in Jugoslavia e diversi ancora in altri territori occupati. Solo in Slovenia ci furono 13.606 morti nei lager.



Nessun paragone deve essere fatto tra questa violenza che è parte centrale di un programma ideologico che vuole una categoria di esseri umani superiore alle altre e una violenza che di questa ideologia e delle sue conseguenze si vuole disfare.



SE C’È QUALCUNO CHE DEVE ESSERE RICORDATO IN QUESTO GIORNO, NON SONO CERTO I MORTI FASCISTI E COLLABORAZIONISTI CHE HANNO UCCISO, TORTURATO, INCENDIATO, SACCHEGGIATO E STUPRATO, BENSÌ TUTTI QUELLI CHE HANNO COMBATTUTO CONTRO DI LORO.

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