sabato 29 marzo 2014

SE IL LUPO SI VESTE DA AGNELLO

Questo testo è stato distribuito agli studenti dell’Istituto Industriale “Leonardo da Vinci” di Trapani dal Gruppo Anarchico Andrea Salsedo.



Nei giorni scorsi il Prefetto di Trapani, Leopoldo Falco, ha voluto incontrare gli studenti per raccontargli tutte le cose buone che le istituzioni farebbero per aiutare gli immigrati: «Se in Europa ci fosse la cultura dell’accoglienza che c’è in Sicilia – ha detto il Prefetto – non ci sarebbero problemi di integrazione».
Bugie!
Se davvero volete sapere quale sia la “cultura dell’accoglienza” che c’è nella nostra città, provate ad andare al Centro Identificazione Espulsione di contrada Milo, vicino alla Motorizzazione Civile.
Si tratta di un’enorme galera per immigrati, dove le persone vengono rinchiuse perché non possono avere i documenti in regola.
Perché non possono? Perché le leggi dello Stato (le stesse leggi che il Prefetto Falco fa applicare) impediscono agli immigrati di entrare o restare regolarmente in Italia; perché sono leggi razziste e impossibili da rispettare; perché sono leggi che impediscono di vivere e lavorare alla luce del sole.
Da giorni gli immigrati rinchiusi a Milo protestano per le pessime condizioni di vita, e negli ultimi due anni sono state tantissime le rivolte e le fughe disperate.
Altro che “cultura dell’accoglienza”!
Quando il Potere vi racconta la sua versione dei fatti, state attenti: è il lupo che si veste da agnello.

 Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani

sabato 22 febbraio 2014

Comunicato della Sezione "Delo Truda"! (((A)))

La Sezione "Delo Truda" della Federazione dei Comunisti Anarchici di Palermo aderisce alla manifestazione nazionale NO MUOS a Niscemi il 1 Marzo 2014!
Esprimiamo la piena solidarietà libertaria al popolo niscemese e a tutti i siciliani.

NO MUOS - NO USA - YANKEE GO HOME

martedì 18 febbraio 2014

giovedì 6 febbraio 2014

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI SICILIANI DELLA FORMAZIONE

In questi mesi i lavoratori degli enti della formazione non hanno percepito gli stipendi a causa delle negligenze della politica regionale.
I lavoratori organizzano presidi davanti l'assessorato della formazione e organizzano altre forme di lotta con i rispettivi sindacati.
In Sicilia si spendono soldi per auto blu e per stronzate varie e non si tutelano i lavoratori che ogni giorno si spaccano la schiena per portare qualcosa da mangiare alle proprie famiglie.
La Regione Sicilia che tanto aveva promesso ai lavoratori della formazione durante la compagna elettorale che vuole fare??? Crocetta dov'è???
Come al solito la politica borghese, sempre stata in difesa dei grandi capitali, non mantiene le promesse fatte in campagna elettorale e umilia i lavoratori giorno per giorno!
La "Sezione Delo Truda" esprime massima solidarietà e appoggio ai lavoratori in lotta!!!
Nessuno si può dimenticare dei lavoratori, siamo tutti lavoratori, impiegato o operai non importa!!!



Federazione dei Comunisti Anarchici
Sezione "Delo Truda" Palermo

sabato 1 febbraio 2014

ALTERNATIVA LIBERTARIA SICILIA - edizione straordinaria - feb 2014


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Zen? il degrado voluto dalla borghesia

Lo Zen è sempre stato considerato un quartiere malavitoso e di pieno degrado ma bisogna capirne il perchè esso viene considerato tale.
Un quartiere nato grazie alla speculazione  edilizia che doveva essere di lusso, secondo l'ingegnere veneto, ma che in realtà è diventato popolare a causa della necessità di una parte di popolazione ad avere una casa.
La necessità da parte di molte famiglie ad avere attuato un loro diritto ha portato ad occupare un quartiere non finito strutturalmente.
Lo Stato e le istituzioni locali hanno trovato vantaggio in questo creando bacini elettorali fomentati dal clientalismo lasciando la popolazione in uno stato di sottoproletariato scuccube dei dettami malavitosi e politici.
Solo quando gli abitanti del luogo prenderanno coscienza che le istituzioni, soggette al capitale, strumentalizzano, usano e opprimono le loro menti e soprattutto la loro vita potranno ribellarsi a questo sistema.
Solo quando cominceranno a pensare che loro possono vivere meglio, in una società senza oppressori e oppressi, in una società di stampo libertario ed egualitario potranno riscattarsi e lottare contro il governo della delega e dei rappresentanti.
E dentro lo Zen come in ogni altra parte della periferia palermitana non esistono politici buoni, anzi il politico che scambia i favori per voti schiavizza e opprime l'elettore e lo rende succube delle decisioni, sia malavitose che politiche, della classe borghese e la mancanza di servizi fognari o elettrici alimenta questo sistema voluto dall'alta borghesia.
Bisogna ricordare che la dignità umana, la libertà e il diritto alla casa non sono merce di scambio ma diritti che non possono essere valutati in voti o denaro.
Il riscatto popolare deve avvenire dalle presa di coscienza, il sottoproletariato deve capire di essere sfruttato e che soprattutto lui è creatore del loro destino. Tutto si può cambiare, basta volerlo, basta crederci.

lunedì 27 gennaio 2014

venerdì 10 gennaio 2014

Scorciatoia nazionalista o autodeterminazione di classe?

Aumenta incontrastata la pressione del Capitale europeo nei confronti delle classi subalterne del continente, che in una fase di contrazione produttiva e di conseguente riduzione delle risorse, concentra la sua attenzione famelica su più fronti.
Sul fronte del lavoro assistiamo al continuo restringimento delle conquiste e dei diritti acquisiti in decenni di lotte dai lavoratori e dalle lavoratrici, con lo scopo evidente da una parte di ridurre all'osso i costi produttivi, a favore del profitto, e dall'altra di contrastare la risposta, se pur ancora insufficiente, della classe lavoratrice, con il tentativo di espellere dalle fabbriche qualsiasi forma di reale dissenso, specialmente se esso veste i panni rappresentativi dell'autorganizzazione e dell'autonomia di classe. Tale attacco si traduce in espansione del lavoro non contrattato, aumento degli orari lavorativi con basse tutele e bassissimi salari e conseguente aumento dell' intensità dello sfruttamento.
Intanto continua e s'intensifica l'assalto alle risorse ed ai beni collettivi. Abbiamo visto che fine hanno fatto i referendum sull'acqua: la vittoria elettorale non supportata da una reale dimostrazione di forza nei territori, non è servita ad arrestare la tendenza alla privatizzazione delle risorse collettive. E così come sempre avviene in un periodo di crisi economica e di ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli, i capitalisti aumentano le loro ricchezze con la svendita delle proprietà pubbliche mobili ed immobili; spesso usando la scusa del ripianamento del debito pubblico, nascondendo ad arte che non è nemmeno con delle entrate una tantum che si possono risarcire gli sprechi del parassitismo borghese. Siamo al piglia adesso più che poi, grande esempio di lungimiranza capitalista! La stessa lungimiranza che non fa mollare l'osso del TAV allo Stato e al Capitalismo italiano, pubblico e privato, allettati dai guadagni facili veloci e devastatori, alimentati dalle risorse pubbliche.
Lo stesso avviene per il welfare, che dopo decenni di lotte sindacali e sociali era considerato uno dei più avanzati dell'occidente, e che subisce oggi un'erosione continua ed inesorabile, mettendo sempre più in discussione concetti che ritenevamo inattaccabili, come quelli di istruzione e assistenza sanitaria accessibili e di qualità per tutti. Per non parlare delle pensioni, che dopo aver subito la speculazione dei cosiddetti "fondi pensione", sono sempre più ridotte, per i sempre più rari fortunati che ne beneficeranno, a puri simulacri di sopravvivenza. In un momento in cui, a causa della deindustrializzazione, con l'aumento della disoccupazione dovuta alla chiusura di fabbriche ed alle ristrutturazioni, sarebbe necessario un intervento nella modifica degli ammortizzatori nel senso della loro estensione alle decine di migliaia di lavoratori rimasti senza reddito.
Il tutto avviene in un contorno dominato da una profonda crisi delle rappresentanze storico-istituzionali, politiche e sindacali della sinistra, che vuoi per incapacità e/o per complicità, non riescono più a impersonare, nemmeno parzialmente le esigenze delle classi sociali subalterne.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la deindustrializzazione con la progressiva chiusura delle fabbriche; l'aumento dell'esercito dei disoccupati, i suicidi di chi non riesce più a garantire una vita dignitosa a se stessi e ai propri cari; la privatizzazione dei servizi integrati con il conseguente peggioramento della gestione e l'aumento delle bollette; la progressiva distruzione della sanità e della scuola pubbliche; la distruzione del nostro patrimonio naturale; l'inquinamento di interi territori con la scusa della produzione necessaria al mantenimento dell'occupazione. Un generale impoverimento sociale ed economico che colpisce prevalentemente e con più intensità le classi storicamente sfruttate dal Capitale ma che intacca oggi anche la prosperità del cosiddetto "ceto medio", il cui malcontento, così come storicamente accade, viene pilotato ed orchestrato ad arte dalla destra fascista, protetta e sostenuta dalle forze di Stato. Mentre ben altra sorte tocca a tutte le manifestazioni di dissenso e di opposizione sociale che si rifanno ai valori solidali e di classe della sinistra.
Oltre alla crisi strutturale del capitalismo ciò che determina questo scenario sono anche le politiche imposte dalle grandi borghesie europee, specialmente quelle finanziarie, degnamente supportate dalla BCE, che impone in tutta Europa la sua dittatura finanziaria fatta di autoritarismo padronale e di vincoli di bilancio.
In questo panorama c'è chi propone soluzioni nazionaliste come l'uscita dall'euro ed il ritorno alla moneta nazionale, il tutto condito dagli slogan tipici dell'ultra destra fascista ed identitaria. Soluzioni nazionaliste, che vengono proposte come se fossero la panacea alle macerie prodotte, è importante continuare a ribadirlo, dalle disfunzioni strutturali, fisiologiche e periodiche del sistema economico capitalista.
Non esistono soluzioni nazionaliste buone per le classi subalterne. Esse sono figlie dell'interclassismo populista e social-fascista. Anche se spesso, con le loro sirene nazional-popolari incantano molte correnti stataliste della sinistra marxista. Questo succede specialmente quando il panorama sociale è caratterizzato dalla debolezza dei rapporti di forza delle classi sociali subalterne e c'è chi pensa di risolvere i problemi legati allo sfruttamento economico delegando lo Stato a prendere misure di tipo protezionistico. Ma l'uscita dall'euro, ad esempio, e la conseguente svalutazione monetaria nazionale, provocherebbe soltanto dei benefici momentanei e farebbe precipitare ben presto in una situazione di crisi economica in cui sarebbero sempre le classi economiche più deboli a pagare il prezzo più alto.
Non c'è una scorciatoia quindi: o cambiamo i rapporti di forza in nostro favore con la lotta e l'azione diretta nei territori e nei luoghi di lavoro, o rimarremo sempre preda delle mistificazioni e dell'inquinamento delle ideologie borghesi.
Occorre quindi che l'insofferenza e lo sconforto individuale diventino, nei territori e nei luoghi di lavoro, rabbia collettiva e organizzazione di classe a prassi libertaria, con la capacità sociale di lottare per tutti i diritti primari, da quello dell'abitare, a quello dell'assistenza sanitaria, e la capacità politica di respingere qualsiasi sirena nazionalistica ed avanguardistica. Nuove forme di rappresentanza non possono fondarsi che sulla ricostruzione delle organizzazioni di massa, capaci di difendere gli interessi immediati dei lavoratori su base anticapitalistiche, nei posti di lavoro e nel territorio, e di un movimento politico che attinga dall'anarchismo di classe, organizzato e rivoluzionario, strumenti e contenuti per la difesa degli interessi storici delle classi subalterne, nella prospettiva di un cambiamento sociale comunista e libertario.
Tutto ciò significa seminare, li dove i nostri e le nostre militanti sono presenti, la pratica dell'autogestione e dell'azione diretta, e di propagandare con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, il germe dell'autonomia di classe, cercando e facilitando la nascita di forme di resistenza, di autorganizzazione e autogestione economica e sociale. Come abbiamo già detto in altri nostri comunicati: "La democrazia diretta non si improvvisa ma si coltiva, non passa solo dai forum ma cresce nei posti di lavoro, ha bisogno della solidarietà, dell'autogestione, della memoria, della lotta di classe".
Consiglio dei Delegati
Federazione dei Comunisti Anarchici
Reggio Emilia, 15 dicembre 2013

lunedì 30 dicembre 2013

DESTRA, FORCONI, FORZE DI STATO SULLE BARRICATE DELLA REAZIONE

Nulla di strano. Tutto quello che sta accadendo era facilmente prevedibile. La discesa in piazza dei padroncini diseredati e dei ceti medi colpiti dalla crisi e dall'aumento delle tasse sta avendo un successo previsto.
La crisi della rappresentanza politica, o meglio l'impossibilità di organizzare gli interessi di ampi settori sociali falcidiati dalla crisi e dalle ricette neoliberiste sta producendo i suoi effetti.
Tentazioni barricadiere cercano incautamente di inserire "i forconi" sociologicamente nella lotta contro lo Stato oppressore, altri adducono che ogni cambiamento epocale, come quello della ristrutturazione capitalistica in atto, genera inevitabilmente turbolenze. Agli analisti di un risico lineare ed improbabile, bisogna ricordare che la rivoluzione sociale comunista e libertaria che abbiamo in mente e nei cuori, è e resta il lato propositivo dello sviluppo rivoluzionario.
Eravamo facili profeti quando scrivemmo, alcuni anni fa, che l'abdicazione della CGIL ad assumere un ruolo di difesa degli interessi di classe avrebbe alla lunga prodotto una risultante destroide della protesta. La quale oggi è di destra non solo per la presenza di fascisti nostalgici e di leghisti razzisti, che pure vi sono, quanto per la mancanza totale di ogni prospettiva di cambiamento sociale, e tantomeno in termini solidali ed egualitari. E non è un caso che la destra del paese, a partire dai suoi organi di disinformazione ne tessa le lodi e ne spieghi la sofferenza.
Le tasse questi le vogliono ridurre solo per loro, e magari che un bello Stato nazionale gli garantisca pure la pensione e l'accesso alla sanità gratuita, e se proprio bisogna fare dei sacrifici, si possono sempre buttare a mare - in quanto a diritti - tutti gli immigrati e fargli pagare a caro prezzo la loro presenza sull'italico suolo...
Nella storia abbiamo altre volte avuto momenti di scontro di classe con implicazioni e prospettive reazionarie. Spesso non si sono tramutati in Ordine e Disciplina fascisticamente consolidati, nella Vandea in Fancia, dove contadini rissosi ed un po' bigotti che ancora si erano attardati ad essere plebe reale vennero sterminati dai governanti della repubblica borghese nascente; e nemmeno ai kulaki russi andò meglio, dato che il loro interesse cozzava profondamente con le esigenze del nuovo Stato Sovietico. Ma andò meglio ai bottegai salvati dal fascismo e dal nazismo, che divennero parte importante dei nuovi stati corporativi. I camionisti ed il loro sciopero in Cile vennero caldamente ringraziati da Pinochet.
Oggi siamo di fronte ad una ricomposizione della destra sociale, che passa attraverso la destra classica dei cascami berlusconiani, ma anche attraverso l'implosione del PD. Ma la parte da leone la fanno il grillismo diffuso, fatto di attacchi alla casta e al privilegio fini a se stessi, ed il leghismo razzista dispensato per venti anni a piene mani. Sono davvero costoro che possono ricucire in chiave nazionale le anime ed i sentimenti prodotti dalla tragedia di trenta anni di liberismo capitalista, magari con le nazionalizzazioni, con l'uscita dall'euro, con la ripresa del ruolo dello Stato, o come lo chiamiamo?
Chi si dice rivoluzionario non dimentichi che concetti come comunità, nazione, lingua, patria, bandiera tricolore, fanno rabbrividire e non appartengono al movimento operaio e socialista, di cui noi storicamente facciamo parte; chi oggi si spiega questi fenomeni in chiave solo sociologica, chi cerca - orfano - di trovare nei forconi germi di una sommossa di classe, tutti costoro dimenticano che non hanno alcuna capacità di agire, ben altri sono quelli che riescono a dare una veste politica al malcontento.
Con molta attenzione, occorre rendersi conto che le scorciatoie ed i miti del blocco totale del paese, del barricadismo fine a se stesso, senza costruire coscienza solidale ed ugualitaria in organismi autonomi e libertari, potranno far esplodere tutta la loro carica ribelle, ma solo il tempo deciderà se avranno contribuito alla rivoluzione o a consolidare il potere dello Stato e della reazione.
Segreteria NazionaleFederazione dei Comunisti Anarchici

sabato 5 ottobre 2013

NOSTRA PATRIA E' IL MONDO INTERO